La carità al centro e al cuore della Chiesa:
di
Bruno Forte - Padre Arcivescovo
Il rinnovamento della vita ecclesiale - scriveva da giovane Professore di teologia
Papa Benedetto XVI - "non consiste in una quantità di esercizi ed istituzioni esteriori,
ma nell'appartenere unicamente ed interamente a Gesù Cristo... Rinnovamento è semplificazione,
non nel senso di un decurtare o di uno sminuire, ma nel senso del divenire semplici, del rivolgersi
a quella semplicità vera … eco della semplicità del Dio uno" (J. Ratzinger, Il nuovo popolo di Dio,
Brescia 1971, 301. 303). L'autentica riforma passa attraverso la via dell'amore:
ispirato dal primato della carità e dei bisogni pastorali reali, chi intende operare per
il rinnovamento della vita ecclesiale, dovrà tornare all'amore, con la pazienza di rispettare anche
i cammini più lenti, nella docilità e nell'obbedienza allo Spirito, pronto a vivere l'esodo da sè
senza ritorno, in cui consiste l'impegno di amare. Nella Sua prima Enciclica Benedetto XVI ci dice:
"Abbiamo creduto all'amore di Dio - così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita.
All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con
un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva" (n. 1).
Questa Persona è appunto Gesù Cristo, "l'amore incarnato di Dio": a Lui occorre sempre di nuovo tornare
per essere rigenerati nel dono della sequela del Suo amore per gli uomini. "Il programma del cristiano - non
esita a riassumere il Papa -, il programma di Gesù è 'un cuore che vede'. Questo cuore vede dove c'è
bisogno di amore e agisce in modo conseguente" (n. 31).
È dunque nella sequela di Gesù che si impara ad amare: "Sì, amore è 'estasi', ma estasi non nel senso
di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso
verso la sua liberazione nel dono di sè, e proprio così verso il ritrovamento di sè, anzi verso la
scoperta di Dio" (n. 6). È l'amore di cui Gesù ci ha dato prova e che Lui solo accende in noi perchè
agiamo come ha agito Lui: "L'intima partecipazione personale al bisogno e alla sofferenza dell'altro
diventa così un partecipargli me stesso: perchè il dono non umilii l'altro, devo dargli non soltanto
qualcosa di mio ma me stesso, devo essere presente nel dono come persona" (n. 34). A questo amore - reso
visibile e assolutamente personale in Gesù - siamo chiamati tutti: "L'amore è possibile, e noi siamo
in grado di praticarlo perchè creati ad immagine di Dio. Vivere l'amore e in questo modo far entrare
la luce di Dio nel mondo, ecco ciò a cui vorrei invitare con la presente Enciclica" (40).
Chi accoglie il Signore Gesù nel suo cuore e in tutta la sua vita, sperimenta l'incontro con l'amore che lo trasforma
così in profondo da renderlo capace di amare al di là di ogni misura di stanchezza, di ogni altrimenti
inguaribile ferita dell'anima. E proprio così, l'amore del Cristo mette sempre di nuovo in moto la
giovinezza della Chiesa, il suo slancio operoso e creativo d'amore fra gli uomini: "Fare quanto ci
è possibile con la forza di cui disponiamo, questo è il compito che mantiene il buon servo di Gesù
Cristo sempre in movimento: 'L'amore del Cristo ci spinge' (2 Cor 5, 14)" (n. 35). Chi veramente ama
la Chiesa, non potrà non trovare qui il programma del suo rinnovamento, la luce e la forza della
riforma di cui essa ha veramente bisogno: proprio così non esiterei a dire che l'espressione umile
e concreta della carità ecclesiale organizzata - la Caritas - si offre a tutti noi come la via regale
per ritrovare lo slancio che rende il presente della Chiesa e del mondo meno dissimile dal futuro
promesso di Dio e proprio così più capace di anticipare nel presente degli uomini l'avvenire e la
bellezza dell'Eterno.